Fritto misto alla fine del mondo

2/02/2010

Bisogna andare.

Carico il camper. Mercedes 207  westfalia james cook.

Vado verso il mare, là dove finisce il mondo. Attraverso campi sterminati coltivati a nulla… mentre vado avanti le case sparse qua e là si fanno sempre più rade e stranamente è così anche per gli alberi. La terra diventa sabbia.

Alla fine il terreno è convesso: sembra di viaggiare su una semisfera. L’altra semisfera è un cielo immenso e plumbeo. L’enorme fiume scorre melmoso alla mia sinistra. Sto andando a est.

Poi canna, non più alberi, non più case… E il fiume. Alla fine del mondo c’è un paesino, con casette grigie alte non più di 4 metri. Posteggio nel porticciolo dei vongolari; a due metri dal bordo del fiume. Vedo  saltare fuori dall’acqua branchi di cefalotti impazziti – a circa cinque metri dalla riva.

Vento forte da est, freddo. Comincia una leggera pioggia. In cambusa da mangiare le solite cose: fagioli, spaghetti, sconsolante… Allora vado a piedi in una sorta di piazza dove c’è una trattoria.

Siamo fuori dal tempo. Entro: sembra un obitorio, luci gelide al neon, tovaglie bianche abbaglianti, infissi in alluminio anodizzato. Chi se ne frega. Ordino: Spaghetti alle vongole veraci, fritto misto. Fuori piove. E’ grigio, mi guardo nello specchio vicino: spettro solitario.

Meno male, arrivano gli spaghetti. Alle vongole veraci: in una fiamminga venti per quaranta, nervosi, con almeno mezzo chilo di vongole, prezzemolati, fumanti. Scopro subito il trucco. In cucina c’è un tegame con olio, aglio a spicchi, vino bianco; quando occorre usano la  mistura che sa d’aglio ma l’aglio nel piatto non c’è, per cui tutto il profumo e il sapore e nessuna pesantezza successiva… Sto molto meglio.

Altra fiamminga come prima ma stavolta sopra alla carta assobente pizzuta ecco il fritto: pescetti, triglie, calamaretti, zucchine a strisce, gamberetti. Sembra un premio, che so, un qualche cosa meritata con fatica, consolante e croccante, asciutto. Mai il limone che rovina il gusto. Abbondante pepe. Finisco così, col fritto in bocca.

Pago il conto: una sciocchezza. Esco. La solita pioggerellina, nebbia in alzata, l’enorme fiume che scorre, gabbiani, malinconie…

Me lo trovo davanti: mi guarda con due occhi rettangolari e la stella in mezzo. Duro come un tedesco (infatti lo è). Mi dice: dai Sali che ti porto a casa, coglione.




One Response to “Fritto misto alla fine del mondo”

  1. Non ho capito il finale…….!!!!!!!!

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