Volfgango Soldati (figlio d’arte, suo padre Mario fu l’inventore del giornalismo enogastronomico televisivo) attore, fotografo, cuoco e gourmet per passione, da oltre trent’anni, con gioia e stupore, continua la sua ricerca fondata su esperienze culturali-gastronomiche rigorosamente testate e rivisitate

“il cibo è la sintesi dell’enigma della vita”

CONTROMODA

3/01/2017

Fino al 1965 la massa degli italiani era vestita più o meno dignitosamente di stracci . La moda era chiamata “ Alta Moda” ed era appannaggio esclusivo dei milionari : principi , industriali , ecc. Pochi sarti , come artisti ,si dividevano i ricchi dell’epoca realizzando vestiti singoli  che vendevano a cifre astronomiche . Poi tutto cambia , inizia il ” pret a porter “. Una rivoluzione . Chiunque con non troppi soldi poteva comperare  mise di indumenti preconfezionati ; qui entra in gioco il nome dello stilista, la pubblicità , la capacità di apparire sui giornali specializzati , e indirettamente in TV e al cinema . Chi più appare  più detta moda e più  è bravo . Il  popolino comincia a soccombere alla pubblicità e compra vestiti decretando il successo degli stilisti : poco importa se quella camicetta identica alla mia la indossa un’altra donna , anzi meglio : abbiamo gli stessi gusti ! Così si determina un conformismo cretino che distugge la fantasia del singolo e lo spinge alla conformità del gusto .. noi due vestiti uguali facciamo parte di gente che la pensa allo stesso modo … Lo stesso fenomeno avviene con l’arrivo della moda dei capelloni dovuto alla musica rock . Tutti noi avevamo i capelli lunghi . Siamo a Milano nel 1968 . Qui si compie e qui rimane fino ad oggi il misfatto . A Milano ci sono tutte le testate editoriali che trattano moda e di conseguenza  gli stilisti , i fotografi , ( la rivoluzione avviene per immagini ) , le fotomodelle : insomma un mondo a parte . Non si vende più solo un vestito ma con esso anche l’idea di ciò che rappresenta : che dire dei jeans ?  Piatto conformismo di un ‘epoca. Allargandosi a macchia d’olio , questo fenomeno crea una nuova figura , non più il sarto artista artigiano , il produttore fisico dei vestiti ,   ma i  pubblicitario , il fotografo e soprattutto il redattore di moda . Nelle sue furbe mani , nella sua capacità di odorare quello che avrebbe successo nel popolino gli permette di manipolare ,  con l’uso dei mezzi mass-media , il mercato fino a dettare l’arricchimento di uno stilista , di un fotografo , di una testata anziché di un’altra  : per esempio Vogue . Ma questo redattore  o redattrice , per avere successo , per avere quel tipo di furba disposizione a comprendere ciò che piacerà al popolo deve essere lui stesso parte del popolo . Abbiamo quindi spesso se non sempre ,un povero ignorante arrivista che detta legge nel campo dell’eleganza . Alla fine il redattore di moda ha nelle sue mani , perché glielo decreta il mercato , un potere enorme ma rimane sempre un povero ignorante-burino . La cosa peggiore è che crede di essere colto mentre in realtà è solo superficialmente informato sull’attualità , senza nessuna retro cultura : meglio , la sua cultura è direttamente proporzionale alla sua furbizia . Gente orribile senza alcuna appartenenza che si identifica solo nel mercato , più fa guadagnare più è bravo . Insomma è il trionfo di un ignoranza spocchiosa che è legata al successo economico . I redattori di moda ( redattrici ) si sentono più importanti di Fleming ( penicellina ) . La moda fa parte della categoria dell’Effimero : occorre essere vanitosi , arroganti , molto ignoranti , furbi ,arrivisti ,superficiali per dettarla agli altri . La vera moda è non essere alla moda .

UNA BELLA STORIA DI MERDA

19/08/2016

Era un epoca in cui tutti i  Valori erano stati azzerati  e non erano stati sostituiti .  Tutti noi galleggiavamo su delle  zattere , alla deriva . Ognuno di noi era completamente solo .  Milano  gennaio freddo nebbia pioggia . Renè  ed io eravamo al Giamaica a scolarci una bottiglia di vino rosso , parlavamo del nostro comune lavoro : fotografi  di moda e pubblicità . Spesso nello stesso giornale : Vogue . Ce la cavavamo abbastanza bene . Nessuno di noi aveva un progetto …. così … deriva completa , altomare . Vivevamo all’ultimo respiro , intenti a distruggere  tutto , compresi noi stessi . — Roge , guarda chi c’è ! — Ciao Helen – me ne date un bicchiere ? – Si siede con noi . La contessina Helen apparteneva  a una importante e antichissima casata , era molto ricca , viziata e viziosa , fin troppo intelligente , conosceva tutti i trucchi per fregarti , tesseva trame . Dalla sua aveva un sorriso abbagliante , dei capelli ricci neri e due occhiacci blu che ti bucavano , una incredibile  resistenza fisica ed una voglia di vivere che rasentava quasi l’isteria . Erano circa 4  mesi che andavamo a letto  e credo che per quanto fosse possibile era sinceramente interessata  a me . Quanto a Renè , era un ebreo di origine francese che anche se sulla zattera , teneva d’occhio il suo capitale ; magro ,alto, capelli ricci, occhiali ,  una buffa faccia , rideva sempre , trovava ironia in tutto . Per quanto mi riguarda il mio matrimonio stava sfasciandosi ed ero disperato , sbando completo . Verso la fine della seconda bottiglia la contessina Helen ci fissava con i suoi ridenti occhiacci blu — Sentite io dopodomani vado ai Caraibi per 15 giorni, perché non venite con me? — Guardo Renè  che ride , lui mi guarda — Non abbiamo soldi — – Non c’è problema ve li anticipo io e quando torniamo me li ridate , Ok ? Che ne dite ? –  Entrambi non avevamo nulla da perdere . Fuori , freddo , nebbia, pioggia … Accettammo . Il pomeriggio di due giorni dopo, atterriamo con un volo iberia a  Madrid dove bisogna attendere per 5 ore il volo per Portorico. All’aeroporto Barrajas di Madrid c’era un bel duty free , con un fornitissimo bar,  dove beviamo parecchie bottiglie di vino della rjocha . Il duty free è un posto meraviglioso perché è terra di nessuno , e quello di Madrid era speciale . Arriva la chiamata per l’imbarco che siamo quasi cotti ; a bordo ancora drink e finalmente ci addormentiamo . Volo notturno , destino Portorico . Tocchiamo terra verso le 9 del mattino aeroporto di Munjoz .Helena ci dice che saremo ospiti in casa di Sandy , quella del beauty , possibile che non la conoscete ? Renè la conosce ; è una fotomodella americana che vive a Milano ed è affermata per il beauty , ora è in vacanza . Amica di Helen ,mah! Trame oscure …. Usciamo dall’aria condizionata e l’impatto con il caribe è violento : caldo , umidità , palme da cocco , oceano splendente da cui viene una brezza . Taxi : l’impatto continua , il tassinaro è un negro che mentre ci porta a casa di Sandy , peraltro vicina all’aereoporto , beve un rum e coca mentre ascolta a alto volume  ” Guantanamera ” . Vialone rettilineo con palme . Una casetta bassa con giardinetto di palme , tropici . Come la vedo capisco che sono guai in arrivo . Sandy è splendida : bionda color oro 18 kar , non alta , con occhi azzurri e pelle trasparente , sulle braccia aveva una leggerissima peluria bionda . Un guaio . Era proprio bella naturale . Cazzo . Convenevoli esauriti  ci offre da bere rum e coca mentre ci presenta il suo ragazzo : Alan , uno spilungone americano che di più non si può , simpatico e gentile , ma capisco subito che l’arrivo di Helen lo turba , si , c’è qualcosa che non va . Forse non gli è simpatica Helen , una storia tra le due donne ? può essere . Me ne fotto di Alan e più la guardo più mi piace . Andiamo in spiaggia . Una nuotata ci farà bene . Passiamo tre ore sulla spiaggia, alternando drink , chiacchere , nuotate . Mentre Helen nuota sono sdraiato vicino a Sandy che involontariamente mi si avvicina ; per un attimo sento la sua peluria bionda sul mio braccio , la guardo , l’occhio di lei ha un guizzo di malizia . Poi guardo Renè che è rosso come un gambero bollito e gli passo una Tshirt . – meglio che ti copri, amico- – si – stanotte saranno cazzi tuoi – mi da ascolto. Vado a prendere altri drink …. Verso le 6 rientriamo a casa . Doccia , poi altri drink , chiacchere. Penso alla spiaggia , una lunga spiaggia libera a ridosso dell’aereoporto , piena di gente , con un aereo in fase di atterraggio sopra di noi ogni 10 minuti , bembini , gente che mangia … un inferno  ma con davanti il respiro immenso dell’oceano  che tutto cancella e assorbe…..Verso sera eravamo tutti in sala , dentro c’era l’aria condizionata , cotti dal sole e cotti dai svariati cubalibre che stavamo bevendo , si fumava e chiaccherava ; sento una voce che strilla fuori,nel giardinetto di banani . Esco a vedere : un coglione di 40 anni , vestito di chiaro , completamente fradicio che mi punta una colt cobra 38 in faccia – dovè Sandy , where is Sandyyyy !!? — Fuck you — per fortuna in quel momento esce Alan che comincia a litigare con il coglione ( si conoscevano ) e dopo poco arriva Sandy , prende il coglione per un braccio e se lo porta fuori dal giardinetto, in strada . Rientro . Dopo poco ritornano senza il coglione , chissà cosa voleva , trame trame Sandy. Veniamo a sapere che era il concessionario della Volkswagen a Portorico e che era geloso di Sandy , fan culo lui e la sua pistola. Quella notte mi do da fare con Helen , sento nell’altra camera che anche Sandy si da da fare con Alan , invece Renè si dava da fare con degli asciugamani bagnati sulla schiena e in testa : febbre alta da insolazione … La mattina dopo niente mare , no sole , Renè non è in grado e allora andiamo a visitare l’antica fortezza spagnola de el Morro , che domina la baia con degli inutili enormi cannoni.. ecc.ecc. il pomeriggio ,verso le 5 , Sandy mi chiede se la accompagno a comperare delle sigarette . A piedi raggiungiamo un centro commerciale vicino a casa , compriamo  una stecca di Camel . — Ti va di venire con me a bere qualcosa ? — Si , Roger , volentieri — Bene, entriamo in quel bar — Era il bar del centro commerciale : uno stanzone semi vuoto con il banco e dei tavoli in mezzo alla sala . Ordino due rum e coca , al banco , beviamo ma non ho argomenti , la guardo e lei sorride .Mi alzo e metto della musica , c’era il jukebox . Poi la invito a ballare .  Nello stanzone solo pochi negri sfatti , seduti ai tavoli non facevano caso a noi. Ce l’ho di nuovo vicina , provo a stringere un po’  e capisco subito che lei ci sta , ecco di nuovo quell’emozione che avevo provato alla spiaggia quando la sfioravo . Stringo ancora , lei sorride , si , ci sta , mi dico e in quel momento sento battermi una mano sulla spalla : un coglione di nome Chuk . E’ usanza in america di cedere la dama se richiesti e così feci . Chuk , coglione . Ma vedo , dal bancone dove mi ero seduto a bere , che Sandy ci sta anche con Chuk , si muove flessuosa…. Allora capisco . Sandy è come un animale , basta chiedere , lei ci sta con tutti  , non solo con i concessionari Volkswagen  ,  Alan o Helen , sì è così. Meno male , rotto l’incantesimo , ho capito e non mi interessa più . Chissà , forse troppa fame di vita . Siamo in volo su un piccolo idrovolante , un postale che fa la spola da Portorico a St. Thomas US Virgin Island . Due ore di oceano caraibico visto dall’alto . Atterriamo . Bel posto , molto meglio di Portorico , Sandy e Alan sono un ricordo ,  ci siamo detti che ci saremo visti a Milano . Meglio così . Tutto il paese si snoda sulla litoranea , è zeppo di villette graziose e giardini , si affaccia su una lunga baia . Prendiamo alloggio in una catapecchia che si fa chiamare motel perché dobbiamo risparmiare , il viaggio è ancora lungo . Due stanze con aria condizionata , mal funzionante  e  rumorossissima . Approfittando che Renè era andato a fare non so cosa , Helen mi guarda seria e mi dice : — Sai Roger , è successo , ci sono andata a letto ! — – Ma che cazzo ! Con Renè ? ma che cazzo ! –Sei incazzato ? — No , vado a fare un giro , ci vediamo dopo — Mi guarda seria — Scusa , Roger! — – così va meglio , contessina, molto meglio —  Ecco , è uscita la ragazza viziata e viziosa , pensavo mentre cercavo un bar , vuole tutto , anzi si è comprata tutto… fan culo Helen … con Renè? . mah ! Non che me ne fregasse più di tanto però … fan culo ! E’ vero , non le ho mai detto — Ti amo ! — ma esistono delle regole , sei con me , non sei sola , non si fa , non funziona così , mancanza di classe ,  poi mi ricordai che eravamo tutti su delle zattere , ognuno sulla sua , soli . Mi infilai in un bar sul molo . Dentro tra fumo e chiasso il bar scoppiava : un contingente di marines di ritorno dalla guerra in Vietnam faceva sosta premio a S.Thomas . Bevvi con loro non so quanto , poi tutto finì presto, tra manganellate della SP che legnava i marines ubriachi che non volevano rientrare sulla nave in rada. Uscii dal bar e feci per tornare al motel  ma ero troppo ubriaco , mi sdraiai su un praticello e mi addormentai come un angioletto . Mi svegliò un forte dolore al fianco destro : apro gli occhi e vedo due dentiere scintillanti e quattro palle bianche che mi fissano — anything wrong , man ?– Due negri del cazzo , mi avevano dato un bel calcio. Evito il peggio parlando italiano e cantando ” O sole mio ” Se ne vanno . Mi trascino in piena notte pesto e ubriaco al motel dove mi butto sul letto e mi addormento cullato dal frastuono dell’aria condizionata . Passiamo le giornate successive in spiagge varie e in giro : St.Thomas è porto franco e Renè si compra un obbiettivo  speciale a poco . Arriva il giorno di partire per l’ultima meta : Virgin Gorda  , isole Vergini Inglesi , ancora più a est . Prendiamo un motoscafone  , il Challenger II , faceva il servizio postale , e dopo 4 ore di oceano caraibico arriviamo : vedo con strana gioia l’Union Jack che sventola orgogliosamente  sul molo di arrivo , mi da sicurezza . Sotto sua Maestà . Bel alberghetto in stile coloniale gestito da una cicciona negra . Helen è contenta , era lì che ci voleva portare . Passiamo una settimana  buona , nuotando e prendendo il sole in una piccola baia cui si accedeva scendendo dall’hotel , mare turchese, spiaggia bianca , palme da cocco quasi in mare , e ai bordi della baia dei fantastici massi di granito rosa che i secoli di oceano e vento avevano quasi reso soffici . Ci dissero che gli squali venivano a riva solo di notte per mangiare i pesci piccoli ; del resto di giorno avremmo sicuramente visto in quel mare trasparente  la macchia scura del loro corpo , eravamo tranquilli .  Passavano così le giornate di vacanza . Una sera poco prima di bere i soliti rum e poi mangiare il sea-food che ci propinava la cicciona ( un grosso lumacone di mare tagliato a spezzatino e stufato nel curry e pomodoro ) Helen apre una scatolina di plastica e ci obbliga  a ingoiarne il contenuto ; dei piccoli pezzetti grigi . Ci dice che è fantastico : non pensai che Eva Aveva dato la mela ad Adamo e mangiai i pezzettini di una specie di peyote , peggio ,  era psicocyllibina  il derivato chimico del peyote . Helen tramava sempre . Non riesco a mangiare , chiedo scusa ma sento un calore che mi sale in testa , ho bisogno di aria , insomma dopo 5 minuti stavo malissimo e esco dal ristorante di corsa . Sempre correndo mi infilo in piena paranoia , convinto di essere inseguito da negri armati che mi volevano fare la pelle , in un bosco pieno di vegetazione spinosa , ogni passo dolore ,  graffi . Mi nascondo e sto immobile ore . Poi l’effetto della psicocyllibine  comincia a svanire , ma ho passato un lungo momento di terrore ,  mi riavvicino all’albergo che era a due passi dal bosco ; in realtà non era un bosco ma un cespuglio spinoso . Maledico Helen , viziosa e viziata . La mattina seguente  a  colazione fatti due conti Helen se ne esce che non ha i soldi per pagare il conto dell’albergo . Disperazione . Helen dice che chiama la banca a Milano che a sua volta le farà avere un bonifico da Caracas  ( questi ricchi ! ) . Passati altri giorni non più così spensierati , il bonifico non arriva . Sono preoccupato perché se arriva non basterà più a pagare il conto , anche perché erano altri giorni in più da sommare a quelli che già dovevamo alla cicciona che oramai sospettava qualcosa : ci guardava di sbiego con occhi minacciosi iniettati di sangue . Bisogna fare  qualcosa . Per fortuna avevamo un telex della banca locale , incomprensibile a chiunque , con data e tutto il resto . Alle tre del pomeriggio vado da un creolo di nome Edoardo che mentre la cicciona riposava , prendeva il comando dell’hotel. Gli spiego , mentre Helen e Renè con una valigia sola sgaiattolano via , che quella era la ricevuta dei soldi per la cicciona . Probabilmente era analfabeta perché ci cade . Lo saluto gentilmente e filo dritto ad un piccolo aereoporto sterrato , ma con dogana internazionale . Lì c’è un aereo molto piccolo che decollerà tra poco per Portorico . I negri della dogana fanno storie , ci rallentano . Interviene il pilota , un giovane ragazzo americano con tanto di Ray-Ban che ci urla di sbrigarci e i doganieri ci fanno passare. Facciamo appena a tempo a prendere quota che vedo dal finestrino arrivare la negra cicciona su una jeep scoperta della polizia , la cicciona si  sbracciava ma eravamo in salvo a 100 metri per aria sopra di lei . Chissà come se la sarà vista il povero Edoardo . La sera del giorno dopo eravamo a Milano . Per i  prossimi 5 mesi non ci saremmo visti più , anzi ci evitavamo , ognuno sulla sua zattera , ognuno per cazzi suoi .

IL MOMENTO MAGICO

9/08/2016

Il momento magico capita raramente, ma capita. Mi telefona Chiara , mia figlia :” Papà vieni domani a vedere la casa nuova? Ti và ? ” ” Certo Kis , mi passi a prendere ? Verso mezzogiorno ? ok? ” “Ok” Chiudo e comincio a pensare che è una cosa importante . Il giorno seguente all’ora stabilita eccoci in macchina . Vedo che Kis è un po’ nervosa , ma in realtà era solo eccitata e sperava che approvassi la sua scelta . Io stesso ero eccitato , ma facevo finta di niente . Poco dopo arriviamo nel quartiere Cirenaica ( a Bologna ) , sotto la  casa nuova. Alla fine del 1913 , dopo la guerra italo-libica, iniziarono i lavori per costruire il quartiere e verso il 1920 finirono di costruirlo. Case non più di tre piani , in mattoni pieni , strade ampie e alberate , posteggi , una direttrice base  (via Libia ) da cui si diramano parallele altre strade , quella di Chiara  si chiamava via Bengasi . 25 gradini in una scala pulita con corrimano d’epoca e mi apre l’uscio di casa , un portoncino di legno color marron chiaro , lucidissimo . Una volta dentro , resto incantato dalla grazia delle dimensioni dell’appartamento . Una grande sala , un piccolo corridoio con  il bagno e due camere matrimoniali che si fronteggiano ; l’appartamento è disposto da est a ovest . Sul lato est , la prima camera con un balcone lungo dove la vista dà su un giardino interno e si perde in una cascata di tetti bassi fatti di coppi. Sul lato ovest la seconda camera e la sala entrambe con finestre da cui spunta il verde degli alberi di via Bengasi. Mi siedo al tavolo che c’è al centro della sala , guardo fuori , la finestra è aperta per metà , entra un aria leggera e tiepida , fresca quasi ,  considerando che siamo al 3 di agosto , sento le cicale che friniscono , vengo quasi accecato dalle foglie degli alberi molto vicini che scintillano alla luce del sole ; eccoci lì , padre e figlia , ” Kis , mi dai un bicchier d’acqua , grazie ” ” Subito , anzi scusa ma non ho ancora nulla da offrirti , non ho fatto a tempo a comp…”" l’acqua va benissimo ,grazie! “Guardo mia figlia e la vedo felice e orgogliosa ; lo sono anche io . Mentre bevo l’acqua provo un senso di felicità profonda : padre e figlia sospesi nel tempo , per sempre . Il momento magico . Trenta secondi di felicità estrema . Tutti e due in silenzio ascoltavamo il frinire delle cicale . Un senso di malinconia dolce mi investe con violenza , vedo in un lampo tutta la vita : Kis bambina, adolescente , studentessa , giovane donna , ora donna matura…. Capisco di aver girato intorno ad una boa , senza ritorno, fino al traguardo…. Faccio finta di niente e chiedo del color grigio tenue delle pareti….. Poi Kis mi accompagna al lavoro ma solo  dopo averla abbracciata stretta a me . Ci si rende conto della felicità solo quando essa è perduta .

PADRE E FIGLIO

28/07/2016

Era una splendida mattina dei primi di settembre , molto presto , il sole stava appena spuntando alle nostre spalle , dietro la collina di Montemarcello , il cielo era terso , neanche una nuvoletta all’orizzonte , soffiava un vento di tramontana sempre dalle colline alle nostre spalle che aveva spianato il mare rendendolo una liscia tavola blu , come un biliardo che avesse un panno blu anziché verde . Una di quelle mattine che sei felice di essere vivo e comprendi quanto vale la vita. Ero in sala che stavo bevendo il mio caffè che vedo arrivare mio padre , cosa inusuale , in quanto lui lo beveva nel suo studio al piano di sopra.  “ciao , pà ! ” ” ciao Wolf , ti va di fare un giro in barca ? ” ” Certo , pà!” Non aspettavo altro : era la mia occasione per dimostrargli quanto ero bravo a remare e quanta forza fisica avessi . Son cose che succedono ai ragazzi nella primissima gioventù ,  il desiderio di dimostrare e di fare bella figura per acquisire  la stima delle persone care.  Dopo poco scendiamo lungo un comodo viottolo che attraversa un boschetto di pini marittimi alla spiaggia , dal lato est della baia , dove c’è un  stabilimento , 10 cabine e 6 ombrelloni , occupati da pochi turisti per lo più tedeschi . Lì affittiamo la barchetta che ci serve : una specie di “batana” più adatta alla laguna che al mare , probabilmente veniva usata per mettere dei pesi morti in porto con catena e boa , utili per poi ancorare barche più grandi . Una barca senza chiglia , veniva  affittata a coppiette che si appartavano nelle numerose spiaggette vicine . Papà si era portato una borsa di tela grezza con dentro una scatola dei suoi toscani ,un asciugamano grande , un paio di scarpette di gomma che usava contro le spine dei ricci quando faceva il bagno in mare ,  il portafoglio , l’immancabile taccuino  e un lapis ben appuntito ( era un bravo scrittore ) , un cappello di paglia ; io indossavo solo il costume da bagno . Punto direttamente al mare aperto , remando velocemente e senza fatica perché aiutato dalla tramontana, lui era seduto a poppa . “Dove vuoi andare? Verso Tellaro o verso Lerici? ” Mi guarda con due occhi scintillanti  e allegramente mi dice ” Andiamo alla Palmaria , l’isola dall’altra parte del golfo ? Te la senti? ” Era la seconda estate che passavamo a Fiascherino e per noi tutto era nuovo . Non c’era ancora stata occasione di andarci anche perché è lontana 3 miglia marine e via terra  fino a Portovenere sono più di 30 km .  Guardai l’isola e gli dissi ” Certo, va bene ! “  Dopo due ore di voga continua eravamo oltre la metà , in pieno Golfo dei  Poeti . Erano le 10.30 che è cominciato il cannoneggiamento : 10 colpi uno dietro l’altro poi un intervallo di  5 minuti e un’altra salva di altri 10 colpi . Guardando da dove veniva il rumore che lì , dove ci trovavamo , era  fortissimo  , capimmo che dalla punta delle Grazie la Marina Militare stava facendo un addestramento al tiro . Saremmo stati a circa un paio di km dalla batteria di fuoco. Il mio vecchio era preoccupato . Guardava in direzione delle Grazie  , da dove partiva il rumore dei colpi . Lo rassicurai , indicandogli un punto lontano all’orizzonte in mare aperto, dove si intravedeva una sagoma gialla : il bersaglio . Gli spiegai che per arrivare lì il proiettile doveva necessariamente seguire una traiettoria altissima . Lo avevo appena visto sollevato che vedo arrivare a poppa  velocissima una scia luminosa a fior d’acqua. In pochi secondi guardiamo passare ad un metro dalla barca un siluro : oltre alla paura l’idea di essere cannoneggiati e poi colati a picco da un siluro in una barchetta per coppiette ….. Cominciai a remare sul serio e dopo una mezz’ora eravamo sotto costa della Palmaria . Vedevo il pontile con accanto delle tende militari . L’isola era sfregiata all’estremità est , chiesi , ” Vedi  lì?- mi indicò il punto – c’era una cava di marmo portoro pregiatissimo , nero venato d’oro , dicono che Hitler si fece fare una vasca da bagno sul treno blindato , con quel marmo. Ora la cava è chiusa .” Guardai attentamente, sembrava che la montagna sorridesse , come una bocca alla quale mancasse  un incisivo . Attracco al pontile e facciamo un bel bagno in un mare limpido . Erano quasi le 13 e avevamo lasciato la spiaggia di partenza circa 3ore e mezzo prima . Papà ,  come era suo costume ,  cominciò a curiosare in giro . Subito ci venne incontro un maresciallo maggiore dell’aereonautica che dirigeva il campeggio militare per le ferie degli ufficiali e famiglie . Appena il maresciallo lo riconobbe ( apparizioni in tv ) si mostrò gentilissimo , ci ospitò a mangiare da lui nella trattoria che sorgeva proprio accxanto al campeggio: Il Pozzale ,  dove poi saremmo negli anni tornati svariate volte , mai più in barca a remi. Mangiammo una squisita zuppa di datteri di mare , una specie di mitile , infinitamente più buona delle cozze , assomigliante per il colore e la forma affusolata e le dimensioni  ai datteri delle palme . Ci spiegarono che i datteri crescono nelle rocce sott’acqua e che pescarli è necessario rompere la roccia e sfilarli con un forcipe . Da anni ,ormai , è un cibo proibito ,perché per crescere un dattero ci mette 40 anni e in più chi li pesca deve distruggere la roccia con una mazza e di conseguenza procura danni all’ecosistema . Salutato il maresciallo e dopo aver fatto  grazie al suo aiuto una telefonata a casa per avvertire che tornavamo tardi (tramite ricetrasmittente ) siamo di nuovo sulla batana  .  Il sole era ancora alto , mi dirigo sulla stessa rotta che avevamo fatto all’andata , ma , dopo cento metri , appena uscito dalle acque protette della Palmaria  capisco che non è possibile : un vento forte di maestrale ci soffiava contro e intorno continue onde spezzate e brevi colpivano la prua della batana , imbarcavamo acqua . Facevo tre metri avanti e uno indietro , impossibile . Cambio rotta , giro la prua verso est e spiego a papà che per tornare l’unica possibilità è entrare in porto  a Spezia , rasentare la diga foranea e raggiungere l’altra sponda e quindi costeggiando arrivare alla nostra baia . Significava una distanza da percorre  tripla . Il mio vecchio concorda e mi si affida . Dopo un po’ passiamo sopravento la torre di guardia napoleonica che sorge all’ingresso del canale di Portovenere , rasentiamo la punta delle grazie e vediamo la torpediniera da cui ci avevano lanciato il siluro la mattina . Entro in porto dalla parte riservata alle grandi navi e piego subito a nord , rasento la diga foranea : qui l’acqua è immobile e la batana è nel suo elemento , meno male perché cominciavo a sentire le braccia pesanti e stavano comparendo le prime fiacche sulle mani. Un’ora dopo , quasi alla fine della diga , sfiliamo accanto ad un barcone che aveva un compressore in moto sulla tolda e vedemmo bolle di aria che venivano in superfice dal fondo ; sicuro un palombaro che stava “facendo datteri”. Papà parlava in continuazione, era contento e mi indicava luoghi , monti , insomma quello che avevamo intorno.   Lo ricordo giovane e forte e senza paure . Arriviamo alla fine della diga  dopo tre ore di voga dalla Palmaria , uscendo di nuovo in mare aperto ci lasciamo sul fianco sinistro la Baia dei Morti , San Terenzo . Punto diritto su Maralunga ,la prima punta dopo il castello di Lerici . Qui è meno agevole , ma niente a che vedere con il maestrale  della Palmaria . Contino a vogare a ritmo ma sono stanco . Superiamo anche Maralunga e la caletta , ora all’altezza della punta di Maramozza  papà improvvisamente ,sentendosi al sicuro  ormai vicino a casa , attacca all’improvviso : ” E come quei che con lena affannosa uscito fuor è dal pelago alla riva , si volge al passo dubitoso e guata….” Smetto di remare e comincio a ridere anche perché mimava mentre recitava Dante e io avevo la schiena rotta e le mani sfrittellate .  Mi voleva aiutare moralmente a modo suo …  Eravamo quasi arrivati , ancora l’eco del mare , la prima baia di Fiascherino , la punta delle stelle ed entriamo nella nostra baia . In cielo dietro a Portovenere il sole era tramontato in un incendio a a est era già spuntato Venere e qualche stella quando arrivammo alla spiaggetta dove il bagnino ci aspettava preoccupatissimo. Di corsa a casa . Mi getto a letto dopo la doccia , sfinito ma felice . La schiena spezzata , le braccia pesanti , le mani bollenti piene di fiacche e rosso come un pomodoro rosso . Sorrido pensando a “Come quei che con lena ….”  e  mi addormento subito con le stelle negli  occhi e l’anima in fondo al mare .

GINO

14/06/2016

E’ un po’ di tempo che non mi sento bene. Saranno tre mesi. Questa sera sto peggio . Le gambe non mi reggono e respiro a fatica . Chissà perché mi hanno messo in questo albergo .Menomale che sto in camera con una mia vecchia amica : Mimi . Tanti anni fa ci ho provato con lei ma mi ha respinto in malo modo ….. Per un periodo me la sono presa … ma poi siamo diventati amici … quanti anni …. Almeno sono qui con lei . Deve essere successo qualcosa . Devo aver sbagliato qualcosa a casa . Forse ho mangiato quello che non dovevo. Eppure Lui mi dava buoni wurstel e a Natale anche il pandoro . Mah ! chissà perché sono qui . Forse c’era bisogno di più spazio a casa .  Si , è arrivata la mamma di Anna ! Sicuro .Io non centro niente se no sarei qui da solo ma c’è con me anche Mimi. Chissà oggi dovrebbe essere il compleanno di Kis e a casa festeggiano , si , siamo quasi all’inizio dell’estate ….

” Auguri Kis !  questo che vedi è un riso thai cotto in acqua e curry a parte ho fatto saltare in padella le code di mazzancolle con un po’ di zenzero , poi ho mischiato il tutto e dopo averlo messo in uno stampo l’ho tenuto in frigo  un paio di ore e ora che è in tavola l’ho guarnito con un bel po’ di prezzemolo ! ”

” Che meraviglia !”  ” Evviva il cuoco !”  ” Poi abbiamo il polpettone al forno  con le patate e le cipolle che ha fatto Anna “  ” Guarda che torta ! è un saint’honorè  ! ”

Cazzo , sto proprio male . Ora mi allungo qui, vicino a Mimi . Tra un po’ dovrebbe tornare Anna ..

” E’ tutto buonissimo !” ” Grazie Kis ”

Mi sa che stanotte pioverà . Non respiro forse perché c’è bassa pressione , si fa più fatica..

” E adesso la torta !… ” ” Tanti auguri a te, tanti auguri a te……….. tagliala dai ! ”

Non mi muovo più. Non ce la faccio.Resto qui accanto a Mimi che è calda. Secondo me hanno spento le candeline … Cosa darei per stare sul mio divano insieme con loro…Ci sono sempre stato, tutta la vita e ora sono qui da solo.

” Auguri Kis ! Gino sta male – dice Anna – vado da lui a vedere , l’ho visto brutto.. Vedo Kis impallidire  ” Sta male . Vuoi che venga con te? “  ” No resta qui con papà e la nonna ” Dopo poco ” papà vado lì ” ” No, non serve c’è già Anna. Và a casa , è la cosa migliore , ci pensa Anna ” ” Ok allora ciao e grazie … guida piano. Mi spiace per Gino… ” ” Anche a me ”

Dopo circa mezz’ora ricevo un sms da Anna  -  Gino mi ha aspettato, voleva salutarmi prima di lasciarci .- Lo giro a Kis . Dopo poco mi arriva la sua risposta . Ha usato una metafora di cui mi ero dimenticato. 30 anni fa ,Kis era una bambinetta , e quando qualcuno dei nostri cari moriva io le dicevo : Nonna è andata a sciare…ecc.

Ecco il testo del suo sms : – Mi ha fatto piacere  che mi hai avvisato , papà Gino è andato a sciare ! – grazie e buonanotte.  Vado a letto completamente sconfitto : la vita è troppo crudele , alle volte.

ACCELERAZIONE

13/05/2016

Anno Domini  o  anno zero . Roma è  padrona del mondo , l’impero  è quasi al massimo dello splendore . 476 anni dopo  crolla l’impero romano d’occidente sotto le invasioni dei barbari che mettono a ferro e fuoco tutto il nostro Paese  per circa  300 anni . Anni bui . Terribili . Ma  a quel punto scende Carlomagno  dalla Francia e  fa piazza pulita prime dei Longobardi e poi degli altri . Nella notte di Natale dell’anno 800 viene incoronato Imperatore del Sacro Romano Impero  dal papa Leone terzo. Comincia così una nuova era quella dell’alto medioevo : sistema feudale ma migliore dei barbari e comunque con un certo ordine sociale . Ora veniamo alla nostra epoca . 1950 l’impero è in mano agli USA , al massimo splendore . Sono passati 71 anni dalla fine della seconda guerra mondiale : vera distruzione e vero inizio di una nuova era , la nostra appunto. In questi 71 anni   stiamo subendo il crollo dell’impero USA . Già nel 1973 il presidente Nixon annunciò che il dollaro non faceva più agio sull’oro . ( Prima entravi in una banca USA  davi un dollaro di carta e uscivi con un dollaro d’oro ). L’impero USA ha un debito insanabile con la Cina avendo questa assorbito comprando dollari per più del debito pubblico americano . Per intenderci , cosa succederebbe se la Cina chiedesse agli USA di rientrare del suo debito?   La colpa di tutto questo sta nell’accelerazione selvaggia di questi ultimi 70 anni , che abbiamo subito tutti noi , continuando a pensare che il giochetto sarebbe andato avanti così…All’incirca i  400 anni (dai barbari a Carlomagno ) corrispondono ai 70 anni che ci separano dalla fine della seconda guerra mondiale . Ogni 70 anni del Medioevo sono 10 dei nostri : più o meno questo è il tipo di accelerazione di cui parlo. Lavatrice , tv , automobili , satelliti , l’uomo sulla Luna , cibi surgelati , per ultimo il computer e i cellulari … Siamo al dunque : l’economia sta implodendo è impossibile vendere nuovi prodotti a chi non ha i soldi per comprarli . I soldi sono oramai virtuali , persino in banca non ce li hanno : provate a chiedere dal vostro conto 10.000 euro in contanti , vedrete come ve li danno… ( Ho detto 10.000 non 100.000 ) Non c’è soluzione : stanno facendo il gioco delle tre carte , una vince una perde… ma è una fregatura , cercano di reggere ma alla fine crollerà tutto questo mondo in cui i soldi  sono stati fatti con operazioni finanziare anziché co lavoro reale . I barbari nuovi sono già tra di noi … All’invasione finale  seguirà il nostro crollo . Ho come il presentimento che per ricominciare dovremo distruggere tutto e chissà che il prossimo presidente USA (Trump?) non decida di fare una bella terza guerra mondiale . Almeno chi rimarrà potrà ricominciare a vivere .

POLVERE DI STELLE

28/04/2016

Ero sdraiato sul fianco destro. Dormivo profondamente . Stavo volando come Superman cioè non sbattevo le braccia come fossero ali , semplicemente ero immobile in aria come una freccia che pur si muove . Volavo sopra al Monterosa  e vedevo più in là la vetta del Cervino e anche il Montebianco … Poi imrovvisamente  ero sul porto di Genova (in un decimo di secondo ) perché così capita nei sogni , sotto di me c’era la Cristoforo Colombo e il Bremen ancorati alla banchina : due navi che ho visto demolire nei cantieri di La Spezia 50 anni fa. Un senso di benessere mi avvolgeva , sentivo un bel calore , il materasso morbido , il cuscino soffice , una dimensione da liquido amniotico. Poi squilla la sveglia. Di colpo tutto svanisce . Come sempre guardo il comodino e poi la libreria : 2 solidi. Il solido è ciò di cui abbiamo bisogno , la nostra vita è circondata da solidi . Il solido fa parte della sfera relativa alla terra , mentre il sogno fa parte del liquido . Rassicurato mi alzo e vado in bagno. Apro la finestra . Entra l’aria e la luce (calore e energia ) . Sono i 4 elementi base : Terra , Aria, acqua , Luce (Calore). Ecco che uscendo da quel sogno mi faccio la domanda: da dove veniamo? elaboro la seguente teoria . La terra esiste in una galassia , la nostra , che contiene miliardi di stelle e di pianeti , nell’universo ci sono miliardi di galassie , l’ultima scoperta : ce né una a duecento miliardi di anni luce da noi con al centro un buconero che inghiotte miliardi di stelle …ecc.ecc. Beh , tornando alla nostra galassia , quando ci fu il Big Bang miliardi di stelle esplosero e a seguito dell’esplosione si polverizzarono e divennero polvere che vagava nello spazio.L’incontro fortuito della polvere di stelle fortemente radioattiva , si suppone che il Big Bang abbia avuto una potenza superiore all’esplosione di 100 miliardi di bombe atomiche che esplodono tutte assieme , incontrò il pianeta che oggi chiamiamo Terra. Qui c’erano le condizioni : Terra , Acqua , Aria, Luce . Come una pioggerellina finissima la polvere di stelle è penetrata  all’interno della terra e grazie alle condizioni di cui sopra e alla sua forza tadioattiva ha dato origine alla vita . Prima negli oceani ( invertebrati ) poi nella terra (invertebrati e piante ) poi finalmente anche noi che siamo i figli della Polvere di Stelle…

LET’S CLEAR THE TABLE

14/03/2016

Incontro  Norman davanti al maledetto bar dei cinesi. Giornata plumbea . Norman , come una lucertola , stava prendendo un flebile raggio di sole , appoggiato ad una colonna del portico. Gli mancavano 2 , forse 5 centimetri per un metro e ottanta, era un misto di capelli biondi e bianchi , lunghi . Occhi grigi . Si intuiva che in passato aveva avuto a che fare con il mare . Indossava sempre un giaccone da marinaio di lana blu scura . Faceva simpatia .

” Eccoti, ti stavo aspettando… ti vorrei raccontare una storia che ancora , a distanza di anni , mi  arrovella il cervello ; sempre ammesso che ne abbia uno .”

” Volentieri , Norm . Entriamo? ”

Dentro il solito squallore . Orrendi dipinti-foto dozzinali , cineserie appesi alle pareti. Tavoli di plastica e tovaglie di plastica , cazzo i cinesi ! Norman mi fa un gesto per dirmi di seguirlo e si infila nella stanza fumatori dove non c’era nessuno perché chi fumava lo faceva davanti al bar . Lì dentro faceva freddo ( aria antifumo ) , porta girevole che si chiudeva ermeticamente : una sorta di sala operatoria cinese.

” Sai Roge , vengo qui perché si sta in pace , come fuori dal mondo , sospesi nel silenzio ,si può parlare e pensare meglio : si può fumare e bere . Anzi , fammi un favore , prendi da bere per me un buorbon e per te quello che vuoi , pago io .”

Dopo poco rientrai in sala operatoria con i beveraggi. Norman si accese una lucky e diede un bacetto al bicchiere di buorbon , io alla mia birra tedesca. Poi cominciò a  parlare con un tono strano , distaccato , lontano come la storia che mi raccontava.

” Sai , tanti anni fa, avevo una ragazza , la compagna della mia vita . Una donna straordinaria, la più femminile e maschile insieme che abbia mai incontrato. Era alta, forte e fragile insieme , un misto di sentimenti ed energia da fare paura  a chiunque non fosse pazzo come ero io. Un maledetto pomeriggio vedevo che era inquieta, più del solito e capii che mi voleva parlare di qualcosa di assolutamente importante per lei , ma che mi riguardava . Ci sedemmo al tavolo in sala da pranzo e lei cominciò da molto lontano, cercando di fare un bel discorso articolato.”

Il bourbon era finito . Mi pregò di andare a fare un pieno, per me e per lui . Tornai con il pieno (maledetta ghiacciaia).

” Cominciò addirittura da Achille , dicendo che aveva ragione ad essere offeso e incazzato con Agamennone perché gli aveva portato via  la schiava Briseide ed ora voleva che lui tornasse a combattere perché i suoi erano in difficoltà con i Troiani,e per questo gli aveva offerto dei tesori …. Ma Achille giustamente era incazzato….Melody , così si chiamava , sosteneva che ci sono cose istintive che hanno a che fare con la Natura ( ira di Achille ) che sono sacrosante, giuste . Obbiettai che era giusto ma che a mio avviso Achille doveva tener conto che i suoi compagni senza il suo aiuto morivano trucidati e questo avveniva mentre lui era nella sua tenda incazzato con Agamennone . Le dissi che non mi era simpatico , che era vanitoso e che covava un risentimento stupido. Melody si inferocì e continuò a parlarmi con uno sguardo da tigre . Tirò fuori anche la storia di  Antigone    che condannata a morte da re di Tebe (voleva seppellire il fratello) disse al re – la legge degli uomini non è niente e c’è qualcosa di sacro che va oltre anche alla legge di Zeus – Alla fine sul tavolo , c’erano tanti di quei discorsi che si intersecavano , che complicavano il tutto , per carità tutti abbastanza consequenziali ma che a me confondevano la mente . ”

Qui si interruppe e guardando come l’orizzonte , che non c’era , bevve il suo bourbon n°2 . Stavo zitto . Bevvi anch’io .

” Le dissi : ok , puliamo il tavolo . Così  finalmente mi dici  quello che devi . Lei aveva una evidente sofferenza mista a una profonda delusione , nello sguardo. Poi si decise e mi disse che per tutta la vita aveva cercato di meritarsi la fiducia degli uomini ( compreso  io ) . Voleva, ci aveva provato,  a sostituirsi per esempio , o meglio ad aggiungersi , ai miei amici per avere lo stesso dialogo che io avevo con loro ma che non ci era riuscita perché , e qui il motivo di sofferenza , aveva capito che mentre la donna si abbandona completamente all’uomo che ama e segue così la legge della natura avvicinandosi al Divino , l’uomo pone sempre avanti all’istinto la ragione e che quindi non ama completamente . Le dissi che anche se sacrosanto l’istinto va mitigato ; se no sei come Achille . Non l’ho convinta : nessuno può convincere Melody . Forse ho mitigato un po’ la sua delusione , non lo so…  Chissà cosa credeva che si dicano gli uomini!!”

” Dai Norman, usciamo da qui ! ” ” Ok ”

“Sai Roge, Melody è la cosa più bella che ho avuto nella vita . Quello che mi voleva dire è che era caduto il velo in cui lei sperava e cioè che non ci può essere amicizia tra uomo e donna per l’approccio che ognuno dei due ha con la vita! Siamo diversi ed è vero.”

LA LINEA D’OMBRA

7/03/2016

………Si. Uno va avanti. E il tempo pure va avanti , finchè ci si scorge davanti una linea d’ombra che ci avverte di dover lasciare alle spalle anche la regione della prima gioventù. Questo è il momento di tedio, di stanchezza, di scontento.  Momento di irriflessione. Parlo di quei momenti in cui i  giovani sono propensi a compiere atti inconsulti , come separarsi o a rinunciare al lavoro senza motivo. Io avevo, almeno lo credevo,  un motivo . Fu così che una notte , verso l’una , presi la mia decisione : lascio questa casa e questa moglie che non mi ama e vado a Marsiglia , alla Legione. Là inizierò una nuova vita e magari cambio anche il nome . Prendo con me una borsa con due stracci, il rasoio , lo spazzolino da denti e mi trovo fuori di casa . Avevo un Alfaromeo  duetto , nuova , bianca ,bella. L’equivalente di 1000 euro in tasca . Dopo circa 8 ore di guida , ( non c’era autostrada a quel tempo ) arrivo a Marsiglia . Scendendo  lungo La Canabiere si arriva al porto vecchio detto Panier : da lì tenendosi sulla sinistra , verso est , si sale fino al fortino della legione straniera al punto di arruolamento . Lascio la macchina 300 metri più giù, vicino a dei cespugli e con la mia borsa proseguo a piedi fino al cancello . Ora qui successe una cosa strana : c’era l’entrata con una sbarra ed un sergente con barba che camminava su e giù dietro la sbarra, poi la strada ed infine uno slargo , proprio davanti all’ingresso con la sbarra. Seduti per terra , nello slargo decine di giovani come me , con borsa , di tutte le nazionalità : bastava guardarli per capire . Tutti lì per il loro motivo esattamente come me. Tutti seri e pensierosi , non una parola , il silenzio perfetto necessario per una scelta di quel tipo : entro o no ? Cazzo se entravi dovevi firmare per 5 anni e non c’era modo di uscirne prima , ti riacciuffavano ovunque e finivi ,come disertore , in un battaglione di disciplina della Legione Straniera ! Ogni tanto uno si alzava , e mentre si avvicinava alla sbarra per entrare vedevo che il sergente barbuto sogghignava e lo faceva entrare . Passai così almeno 4 ore pensando ai miei guai che mi avevano portato lì , incapace di decidermi . Ogni tanto qualcuno decideva , si alzava e si ripeteva la storia del sergente barbuto… Quando stavo per alzarmi per entrare ecco che vedo uscire un legionario . A prima vista mi era sembrato un italiano : tozzo , occhi neri, una gran testa rotonda , capelli a zero , su per giù della mia età . Gli andai incontro .

“Ehi ,tu , sei italiano?”

“Si”

” Dai ti do un passaggio, dove vai ?

” In centro ”

Si chiamava Marras , era sardo . Mentre eravamo in macchina gli chiesi come era la storia  dentro : mi disse che era un inferno e che uno che aveva una macchina come la mia doveva essere scemo a entrare nella legione . In meno di dieci minuti eravamo giù al porto e li lo lasciai

” Di , non avresti un po’  di soldi da darmi? sono senza una lira…” e mi sorrideva con denti bianchissimi , sembrava un negro.  Gli allungai un centone e fu felice il buon Marras. Una feccia ,com’era giusto : in fondo era un legionario.

Tanto bastò a salvarmi da un probabile inferno . Tornai a Milano e dopo qualche mese ero divorziato e me ne andai a vivere a Roma dove ricominciai da capo.

Pax , buon Marras , tibi ubicumque fiat ! ancora una volta gli Dei erano con me.

VIA LIBERTA’ 30

24/01/2016

Abito in via Libertà 30. Non è un caso . Ricevo in codice  da SDM e trasmetto . Robin Carter nel 1966 era uno dei pugili favoriti al titolo dei pesi medi, ma fu accusato ingiustamente di omicidio per una svista giudiziaria o per interessi della malavita , non si è mai capito.Di fatto era nel pieno delle sue speranze come pugile e come uomo ( si era appena sposato e aveva avuto un bambino ) e per motivi a lui incomprensibili gli fu tolto tutto . Fu rinchiuso in un carcere di massima sicurezza per 20 anni prime di essere riconosciuto innocente . Nei primi anni  di prigionia lesse tutti gli atti del suo processo , studiò da avvocato , lesse tutti i libri che poteva , si rifugiò in un mondo di pensieri che lo facevano volare oltre le sbarre . E fece anche un’altra cosa che gli permise di non perdere il suo senso di libertà : decise di smettere di desiderare . Rifiutò l’ora d’aria per non desiderare il sole , rifiutò il cibo della prigione nutrendosi sempre delle stesse cose  per non desiderare i sapori , divorziò da sua moglie per non desiderare l’amore . Dopo l’appello andato male si tolse anche le visite degli amici  per non desiderare la tenerezza e la vicinanza ; gli disse : vi prego di non indebolirmi con il vostro amore .In questo modo Carter riuscì  a non impazzire : si dimenticò di “ieri” e si limitò ad osservare , smise di avere sensazioni di costrizioni dall’esterno , pensò che la libertà non era una cosa fuori ma dentro di lui, accantonò l’idea  che la vita abbia un fine da raggiungere progressivamente. Decise semplicemente di ” essere ” e di non voler ” diventare “ qualcuno. Diceva del suo pensiero che l’unico limite era il cielo. Non è un caso…. abito in via Libertà 30 .

Mr. HYDE

16/01/2016

Tutti noi abbiamo un amico:mr.Hyde. E’ il nostro alter ego . Ma proprio tutti noi , è inutile cercare di fingere con me . Sono come l’occhio di Dio : io vi vedo quando vi trasformate. Funziona così . Oggi sei il dott. Rossi verso sera sei mr. Hyde . Occorre capire quanto dura la crisi e di quale nefandezza ti coprirai . Il resto non ci interessa.Siete tutti assolti, comunque . Personalmente ( non sono l’unico, il mio amico Aldo aveva la stessa sindrome ) , alle volte , per fortuna raramente , sono colto da un desiderio irrefrenabile che mi spinge , oramai trasformato in mr. Hyde , a cercare disperatamente di mangiare un piatto di spaghetti al ragù . Ma devo trovare una trattoria all’altezza di quello che desidero e vi  assicuro che oggi , a differenza di quando avevo vent’anni , è assai difficile. Occorre una trattoria di “una volta” perché gli spaghetti devono essere rigorosamente scotti , il ragù deve essere un cucchiaio versato sopra e non mescolato , deve essere anche un po’ acido , il parmigiano un filo rancido e il piatto bianco di porcellana pesantemente triste deve essere rigorosamente freddo . Mangio gli spaghetti che mi ricordano tante cose della mia gioventù , un po’ come la madeleine per Proust. Trovata che sia la trattoria mangio gli spaghetti e poi per un anno sono a posto , non mi trasformo più in mr. Hyde , la crisi è passata. Ma dove cercare una trattoria così ?  Vi do un consiglio : nelle vie limitrofe a una stazione ferroviaria di una grande città , per esempio Roma Termini . Lì , poiché il passaggio di clienti è notevole al trattore non interessa di farsi un nuovo cliente , tanto c’è il passaggio ; un disgraziato mangia lì  , poi prende il treno per chissà dove e probabilmente non tornerà più  e se anche tornasse non si ricorderà mai dove era la trattoria . Ottimo . C’è una seconda possibilità ma è molto dispendiosa . Prendete un treno per Essen  ( città tedesca molto a nord ) dove sicuramente troverete una pizzeria – ristorante italiano che vi servirà gli spaghetti : non chiedetegli niente , solo un piatto di spaghetti al ragù. Di solito questi locali sono gestiti non da pizzaioli né da cuochi , solo da poveri italiani emigrati (brava gente) che odiando i tedeschi , a loro va bene tutto ciò che è italiano, e non essendo del mestiere vi serviranno degli ottimi spaghetti alla  mr.Hyde. Certo, poi ci vogliono i soldi per l’albergo dove dormire e un barattolino di bicarbonato di sodio e i soldi per il biglietto del treno di ritorno. Andate a Essen se la crisi è proprio profonda.

14 cesimo natale di guerra

20/12/2015

Fa freddo.Il cielo è grigio  e  pioviggina . Entriamo nel bar dei cinesi e ci sediamo a un tavolino in fondo , dove siamo praticamente soli . Norman prende un succo di mirtilli e io un ace .

” Allora, come ti va? ”

” Ma come cacchio vuoi che vada – attacca Norman – siamo al 14 cesimo  natale di guerra, non va , semplicemente non va . Adesso te lo spiego  -  beve il succo di mirtillo e le labbra si tingono di viola.  11 settembre 2001 con il crollo delle  torri gemelle è cominciata la guerra che coincide col crollo dell’occidente.  Subito dopo , ci hanno propinato l’euro , una moneta per noi insostenibile : tutti felici per un  anno poi quando siamo andati a comperare un kg. di pomodorini e li abbiamo pagati 3.5 euro , lì abbiamo capito che li pagavamo più di 6.000 lire  e tu sai che prima al massimo li pagavamo 1500 lire  al kg.– tu sai anche che la guerra è una faccenda interna —   La faccia di Norman cominciava ad alterarsi , sembrava vecchio di colpo, non sorrideva più, poi continuò :  c’è stata la faccenda delle cambiali della Parmalat con tutto il disastro per migliaia di avidi risparmiatori  (le banche lo  sapevano prima che sarebbe finita male ) poi lo scandalo dei derivati ( le banche lo sapevano prima ) poi la bolla immobiliare americana che ha innestato un bel pezzo di crollo di riflesso anche qui da noi , migliaia di aziende italiane si sono trasferite all’estero dove il costo del lavoro è ancora possibile ,intanto i cinesi sono venuti all’attacco comprando pezzi d’Italia , poi sono arrivati quelli dell ‘ isis a tagliare teste.

Sono andato al gas per sapere quanto mi costa uno scatto del contatore ,qui da noi fa abbastanza freddo e per avere un po’ di giusto calore in casa mia il contatore fa circa 5 scatti in 24 ore : l’impiegato,gentile, mi dice che il gas prende 24 centesimi di euro per ogni scatto e che il resto per arrivare a un euro lo prende di tasse lo stato. Uguale la benzina , l’enel ecc.

Come vuoi che vada ? In media un pensionato prende meno di 900 euro al mese … Ci propinano notizie false dai giornali a dalle varie tv. I salvadenai sono ormai vuoti, tutti hanno usato quello che avevano come risparmio ,poi vedremo come andrà a finire . Quelli del governo dicono che l’Italia è una potenza mondiale !! Ne  dicono di cazzate.

” Ci sono cose che non si possono imparare alla svelta ,e per aquistarle dobbiamo pagare molto in termini di tempo, la sola cosa che abbiamo. Sono le cose più semplici, e poiché per conoscerle occorre l’intera vita di un uomo, quel poco di nuovo che ognuno ricava dalla  vita è assai costoso ed è la sola eredità che egli può lasciare ”

Norman mi fissa con occhi grigi e duri: non riusciamo più a ricavare neanche quel poco di nuovo …..

Ricetta natalizia per il 14 cesimo anno di guerra , per capodanno, l’epifania, carnevale e mettiamoci anche pasqua :

Una scatola di “PINOCCHIO” ( sgombri nel loro liquido ) da condire con olio sale pepe e se siete ancora ricchi con un paio di gocce di limone : ovviamente da mangiare freddi.

OCCHI GIALLI

13/11/2015

0008L’uomo stava sdraiato sulla schiena nel suo letto singolo nella sua camera singola di due metri e mezzo per tre. Fissava il soffitto rettangolare, bianco, liscio . Cercava un’imperfezione nell’intonaco, una crepa, qualcosa su cui potesse focalizzare il suo sguardo ed il suo pensiero. Nulla da fare era liscio e perfetto. Mentre fissava praticamente il vuoto continuava ad avere ricordi. Troppi. Allora l’uomo che si chiamava Norman decise di pensare ad un nuovo ricordo. Si era rotto una vertebra sollevando tre bombole di gas, cosa che non si deve fare a una certa età, ma per Norman non c’era età: credeva sempre di avere 40 anni. Solo adesso capiva che era stato uno stupido. Solo adesso che gli venivano in mente tutte quelle facce che aveva conosciuto in tempi antichi, le voci, gli amici morti, insomma tutta la vita passata che faceva parte di un’altra epoca, aveva capito di essere un sopravissuto, uno che ne aveva viste tante, uno che avrebbe potuto fare molto meglio e di più. Ma Norman era stato pigro, aveva bevuto troppo, in definitiva aveva speso un’enorme quantità di energia e di forza per gli altri, pensando troppo poco a se stesso. E’ naturale che costretto a letto nell’immobilità ti vengano questi ricordi. Si, ma sempre gli stessi. Questo fa impazzire; sempre gli stessi . Passava delle ore da incubo fino a quando sfinito si addormentava per due o tre ore. Maledetto soffitto – pensò Norman – tutta colpa sua. Gli piaceva dare delle colpe. Certo qualcosa di buono l’aveva fatta. Quella volta che la ragazza era stata risucchiata in mare da un’onda gigantesca (la ragazza stava  sugli scogli a prendere gli spruzzi del mare in tempesta che si frangeva contro) non aveva esitato a tuffarsi nel momento in cui l’onda crea un riflusso e, a forza, l’aveva tratta in salvo. Si ma questo era tanto tempo fa. Norman era sicuro di avere fatto anche altre cose buone ma non gli venivano in mente. Spesso ricordi ambigui, di fallimenti. Allora era il momento di aggiungere il nuovo ricordo agli altri. Con la sua ragazza (una sorta di statua greca e michelangiolesca assieme) con cui viveva da tanto tempo erano stati qualche anno prima alla foce del Po di Gnocca, a Gorino Ferrarese. Norman a quel tempo possedeva un camper Mercedes 207 D allestito Westfalia e con lui e lei erano stati in tanti posti. Decise di ricordare quella volta che era tornato nello stesso posto da solo,per pescare, proprio là dove era  stato  bene con la sua statua vivente. C’era un pezzo di terreno dato in concessione ai vecchi marinai che, attrezzato, lambiva le acque del gran fiume. Norman scelse un posto isolato, in fondo al terreno ma a due metri dal fiume che non ha argine, in quel punto, e scorre verso la foce ad est. Tirò giù  il tendalino, aprì il tavolino pieghevole e la relativa sedia, montò la griglia e l’accese, controllò il cosciotto d’agnello che si era portatato da cuocere che era in frigo, poi tirò fuori la canna da pesca. Aveva un rocchetto con trecento metri di lenza, lo preparò con un piombo del 50 e un amo del 10 poi fissò una girella prima del piombo e come esca a due metri dal piombo, libera, mise un cucchiaino con delle piume: poi lanciò in mezzo al gran fiume, a fondo. Se  ce n’è uno grosso lo prendo- pensò- se no fa lo stesso. Poi  fissò la canna ad un legno dandogli  la giusta inclinazione e dalla parte opposta mise un grosso sasso a bloccarla. Allentò poi la frizione del rocchetto e si sedette sotto al tendone. La giornata era magnifica, una brezza fresca veniva in su dalla foce, il sole splendeva: fine di settembre. Intanto la griglia si era scaldata e allora prese il cosciotto d’agnello e ve lo depose. Solo in quel momento vide Occhigialli che lo fissava. Una gatta grigia, normalissima, ma con due occhi giallo fosforescenti tondi ( tipo M. Jackson in Thriller), che enormi rispetto al musetto le conferivano un che di buffo e le davano un espressione un po’ di ottusità . Questa è mia amica oggi . Si era accoccolata nella posizione della sfinge ad un metro dai miei piedi, lì dove avevo la mia sedia: mi fissava con quegli occhigialli e ad un certo punto strizzò gli occhi ed io le risposi strizzando i miei; così si parla con i gatti. Voleva dire : “me ne dai un pezzo? ” “certo, sta tranquilla “. ” Hai scelto un bel posto per vivere” ” si , ma sai giro parecchio” ” capisco ” e siamo andati avanti così fino alla cottura del coscio: ben rosolato fuori e appena rosa dentro. Allora strizzai gli occhi e Occhigialli mi  strizzo i suoi. Presi il coscio dall’estremità sottile lo misi verticale sul tagliere e con il mio Buck da 19 cm lo tagliai in senso verticale e diedi alla mia ospite il primo pezzo. Lei lo prese delicatamente, mi riguardò con i suoi occhi tondi e gialli e si allontanò felice. Niente da fare con il pesce, non pescai nulla . Norman si accese una camel, fece quattro tiri, si girò sul fianco sinistro e dopo poco dormiva col suo nuovo ricordo.

RIGIRARE LA FRITTATA

1/10/2015

” non bastano 9 mesi per fare un uomo , occorrono  70 anni di sacrifici , di volontà e di tanta altre cose. E quando quest’uomo è fatto , quando è finalmente un uomo , allora va bene solo per morire”. Questo è un pensiero deprimente , pensò . L’uomo decise di rigirare la frittata . Si , lo so anch’io che dovrò morire , ma sarà una cosa nuova da provare , sarà LA COSA , quella vera . Mentre pensava prese dal frigo 4 uova . Separò con attenzione i tuorli dagli albumi in due diversi contenitori e con una frusta cominciò a sbattere ben bene i tuorli , ci aggiunse un mezzo bicchiere di latte e del dragoncello ,un pizzico di sale e un po’ di pepe. Poi con l’aiuto di una vecchia frusta elettrica Moulinex montò a neve ferma i 4 albumi .Si , sono proprio curioso , voglio vedere com’è  sta morte. Innanzi tutto è mia. Mi spetta di diritto e nessuno , nè le banche nè quelli del fisco e nemmeno Gesucristo me la possono togliere : la prima vera certezza di tutta una vita . Che cavolo dici , si , è la prima vera certezza . Poi delicatamente cominciò a unire gli albumi montati a neve ferma ai tuorli sbattuti girando sempre verso destra con un cucchiaio di legno e amalgamando  perfettamente il tutto. Poi l’uomo provò a contare tutti i modi possibili di morire , ne conosceva tanti ma smise di contarli e penso chissà quale sarà il mio modo : affogato?sotto un treno o precipitato da un grattacielo? Nel mio letto ? probabile ma in realtà sono tutti probabili, compresi gli  incidenti stradali . All’inferno come sarà sarà , fa lo stesso ma sono curioso : vedremo . L’importante sarà l’attimo del passaggio ; di questo era curioso l’uomo . Allora prese la sua padella nera di ferro, la unse bene con un mezzo bicchiere d’olio , specialmente il bordo della padella perché è sempre lì  che si attacca la frittata , sul fondo ma di più sui bordi. Ci versò dentro delicatamente il composto quando l’olio era bello caldo . Dopo poco la frittata cominciava a gonfiarsi ( con gli albumi montati a neve ferma la frittata diventa soffice a alta almeno tre dita ). Sarà d’estate col sole splendente , d’autunno , mentre cadono le foglie , a primavera col primo verde delle piante? No , spero si disse anzi sono sicuro che ci sarà la neve , bianca e soffice.. .. Bene ora è il momento di rigirare la frittata che è pronta .

SIC/SIC-NEC/NEC

15/06/2015

Quando veniamo al mondo abbiamo già attraverso i geni che ci sono stati trasmessi un tipo di carattere che poi col tempo si affinerà ma esso parte dai geni .

Possiamo dividere i vari caratteri nel modo seguente: Uomini propriamente detti, Uomini di mezzo , Donne di mezzo , Donne propriamente dette .Ci tengo a precisare che io sono un uomo propriamente detto  e  anche mia moglie e’ una donna propriamente detta.

L’uomo propriamente detto, verso i 15 anni , punta l’ago della bussola su di una rotta che non devia neanche di un grado per tutta la vita fino alla morte. Al contrario l’uomo di mezzo e la donna non seguono nessuna rotta , non hanno bussola alcuna da seguire ma semplicemente si abbandonano al capriccio dei venti , vanno a caso là dove vengono sospinti. L’uomo propriamente detto supera tifoni e onde anomale tutti i giorni e come ho detto non devia neanche di un grado ; invece l’uomo di mezzo e la donna preferiscono se possono aggirare il tifone e deviano di molti gradi , alle volte tornano indietro per poi abbandonarsi ai venti capricciosi. L’uomo propriamente detto alle volte è immorale , cioè sa di sbagliare e lo fa consapevolmente. La donna e l’uomo di mezzo sono  a-morali in quanto privi di morale . La donna è convinta che il coito sia la massima espressione della Vitalità.Non esiste altro che provocare il coito nell’uomo , ed essa preferisce sempre l’uomo di mezzo perché entrambi non seguendo nessuna rotta si incontrano solo nel coito.L’amore  non esiste . invenzione di Cristo e dei suoi consiglieri atta attraverso la repressione cattolica a tenere unita una famiglia che a sua volta sarà sottomessa al volere della società , così il controllo è più facile . Purtroppo in questo modo si controlla attraverso l’ipocrisia i sentimenti profondi degli individui singoli, cioè li si obbliga al così detto amore. Alla donna interessa nulla di ciò, essa vuole il coito . Non altrimenti si spiega il fatto che dei bravi uomini , onesti , belli , non le interessano affatto , esse cercano sempre dei mascalzoni , degli alcolizzati, dei degenerati e soprattutto dei libertini ( gli si buttano tra le braccia non appena sanno :” Don Giovaanni”). L’uomo propriamente detto quando è nella stagione degli amori ,se fortunato, incontra una donna e con lei coita . Ma capita sul serio una sola volta nella vita e spesso da quel coito nasce una nuova vita . La donna invece come l’ago impazzito di una bussola , gira da tutte le parti e cerca un nuovo coito , si pittura le unghie ,si trucca gli occhi , si profuma i capelli , ne cambia il colore spesso insomma usa dei trucchi per attirare l’uomo di mezzo perché quello propriamente detto la rifugge in quanto egli ha una sua morale ed  una rotta da seguire ( ha già dato tutto con il suo unico coito , quello reale e vero). La Vitalità va cercata nella  Comprensione e non nel coito . Finchè la donna non si libererà dalla  schiavitù del coito sarà schiava di se stessa e insieme agli uomini di mezzo si racconterà un sacco di falsità e balle varie (Amore) . La Comprensione significa la verità con se stessi per perseguire una meta che coincida con l’inizio. Essa si raggiunge solo attraverso la verità e l’onestà verso se stessi . Il fine ultimo deve essere la ricerca della verità . Solo la Verità è vera vitalità , fino all’ultimo respiro. Essa per mio conto si può  ricercare solo nella comprensione di se stessi e dell’altro. Attualmente con il massiccio arrivo di immigrati spesso sento dire che ”loro si che sanno cosè una famiglia ” niente di più falso essi trattano le loro donne come schiave , esse li aspettano in casa vestite di veli,profumate ,dipinte pronte al coito,

servono solo a questo scopo : ho un esempio in un orientale che è stato chiamato dal padre a scegliere una moglie  : gli ha presentato tre donne e lui senza conoscerle ne ha scelta una che è diventata sua moglie , altro che amore ,questa è schiavitù .

La COMPRENSIONE è come il CORAGGIO : o ce l’hai o non te lo puoi dare.

 

RICETTA PER COITO:

comprate un astice di almeno  un kg, immergetelo in acqua bollente per 20 m. poi scolatelo e rovesciatelo sul dorso , con una forbice apritegli la pancia e poi tagliatelo a metà con un coltello pesante in modo da non frantumare la coccia esterna, ora mettetelo in una teglia con le due mezze parti carnose rivolte verso di voi e versateci sopra un etto di burro fuso , poi sale e pepe indi in forno a 180 per 15 m. Tiratelo fuori e spolveratelo di gruviera grattugiato (in mancanza anche parmigiano ma stagionato) copritelo di senape ,versateci sopra un bicchierino di brandy incendiatelo poi consumato l’aocool  rimettetelo in forno per altri 6 m. servitelo con riso basmati .

TELL HIM HE IS TOTO’

21/01/2015

Roma 1975. Cinecittà teatro di posa n°5. Stiamo girando Il Casanova di Fellini. Fellini usava spessissimo, se non sempre, il crabdolly che è un carrello di acciaio che viene mosso a mano dai macchinisti e poggia su quattro ruote di gomma piena molto soft, onde evitare sbalzi . Sopra a questo carrello è posto un braccio a gru che sale e scende a piacere, può salire anche di 3 metri, ciò permette un’infinita serie di possibili inquadrature. In cima al braccio, sopra la testata, quella con le manovelle, ovviamente basculante è fissata la macchina da presa che nel nostro caso era una Mitchell, a distanza necessaria c’è  il sedile girevole per l’operatore. Ai lati del carrello ci sono delle piattaforme dove sta l’assistente operatore, praticamente attaccato alla macchina e all’operatore di macchina. Questo avviene perché  durante una scena, l’attore, una volta che Fellini, seduto sul seggiolino, sceglie l’inquadratura, e qui occorre spiegare bene facendo un esempio, vale a dire che Federico decide un altezza della gru diciamo che da due metri con uno zoom a 100, il carrello deve fare un metro a ritroso in perfetta armonia con il metro in avanti che deve fare l’attore, vale a dire che i due movimenti devono essere contemporanei al secondo, nello stesso tempo l’assistente operatore deve zoomare da 100 a 180 e terminare in modo sincrono con il movimento del carrello e del movimento dell’attore. Il tutto viene complicato perché il fuoco all’inizio è sul p.p. ad obbiettivo 100 e va spostato, durante il movimento dell’attore, fino a 180: ciò deve avvenire tutto contemporaneamente altrimenti la scena risulta sfocata e vi assicuro che è necessaria un’armonia di movimenti sincronizzati difficilissima, anche perché in teatro si usano dei riflettori e la focale dell’obbiettivo era sempre alla massima apertura, per mancanza di luce (per risparmiare sull’energia) diciamo che era a 4, il che significa che un a un minimo errore il fuoco saltava e la colpa era dell’assistente. Qualche volta sbagliava l’operatore, che so, magari tagliava la testa dell’attore e spesso interrompeva dicendo stop “fuoco”, ma non era vero!! Beh veniamo al fatto: sul crabdolly  c’era Fellini e a 50 cm. c’ero io che seguivo le prove di inquadratura che lui voleva, l’attore ha un segno e deve arrivare ad un altro segno, l’obbiettivo da li a li, il movimento è prestabilito con varie prove ecc. accanto a me sulla piattaforma opposta del crab c’era Donald Sutherland ( il nostro Casanova ) uomo di grandissima ironia ed intelligenza, che come succede non ce la faceva a sopportare, chiamiamoli così, i “capricci felliniani” (erano mesi che giravamo tutti i giorni, pensate che un film normale durava 2 mesi circa e noi ne abbiamo usati 8 ) ed era lì accigliato. In quel mentre Fellini si guarda intorno e con quella capacità incredibile che aveva di fare e pensare e vedere cento cose contemporaneamente, butta l’occhio in fondo al teatro dove, ci giriamo a guardare anche io e Donald, vede un uomo alto che avanza lentamente, come per non disturbare, verso di lui. Io lo riconosco subito: era Burt Lancaster  vestito da ufficiale dei marines (stavano girando delle scene nel teatro vicino del film sul treno blindato ) che veniva a rendere omaggio al Maestro. Fellini si volta verso di me e con quella sua vocetta gentile, stringendo gli occhi mi chiede sottovoce: “Chi è quello?” Domanda di una malignità simpatica di provincia (Rimini). Prima che potessi rispondergli mi si avvicina Donald che mi dice, facendo quinta con la mano, ” Tell him he’s  Totò  “. Ancora sto ridendo quando rivedo la scena: Che magnifici istrioni!

Fellini, era usanza, viene invitato a mangiare, durante la pausa, dalle maestranze: elettricisti e macchinisti, per l’occasione nel magazzino di fronte al teatro 5, dove c’erano le attrezzature, viene costruita con dei cavalletti e delle assi una lunga tavolata per circa 20 persone. A capo tavola Fellini e ai lati i suoi uomini.

Ecco il menù improvvisato: spaghetti alla gricia .

guanciale stagionato, cipolla, pepe, pecorino romano

Per una persona ecco la quantità : 100 gr. di guanciale, mezza cipolla, 30 gr. pecorino, 80 gr. di spaghetti.

L’ideale sarebbe avere un magazzino dove la gricia ce la preparino le maestranze (ma quelle del tempo di Federico )

UNA CENA

27/09/2014

Era la terza volta che le nostre strade si incontravano. L’avevo conosciuto  sei anni prima , a Torino , dove stava girando un lungo documentario per RAI 3 sulla figura e l’opera di mio padre Mario . Simpatia immediata . Due o tre giorni insieme , con la troupe, a lavorare ; poi la sera in hotel, a chiaccherare. Dopo poco ci siamo rivisti a Venezia, in occasione del festival del cinema , mi ha intervistato in diretta per il  TG del primo canale RAI, sempre su mio padre. Ora eccolo li, arriva, siamo al 12 luglio, in bermuda e infradito con borsone, entra nella torre medievale di Morgeux, dove si svolgeva una serie di conferenze letterarie sempre su Mario. Eravamo entrambi incaricati di parlare . Mi saluta, chiede del bagno, dopo poco esce perfettamente vestito per l’occorrenza (doveva parlare da li a poco). Fine conferenza si va in hotel. Paolo è un giornalista RAI inviato per lunghi anni a New york e in altre svariate parti del mondo, ha assunto un aria internazionale, lui, romano che di più non si può. Attenzione il romano vero e non il meticcio, di solito parla un italiano perfetto, con una lievissima cadenza romanesca, è discreto, tagliente, privo di provincialismo, insomma il contrario della “romanità” tante volte vista al cinema. Paolo è così anche se, quando gli guardi gli occhi, scopri che sorridono sornionamente. Ci hanno sistemato in un hotel esagerato, bellissimo, in pieno stile Valdostano  cioè l’unione delle boiserie in legno antico, i servizi del bagno con rubinetterie in ottone, un balcone che si affacciava direttamente sul Monte Bianco , perennemente incorniciato da nuvoloni neri, una loggia sempre in legno la cui balaustra era guarnita da vasi di gerani  rossi e rosa chiaro , con relativo bosco di abeti a una decina di metri ; all’interno ascensori di cristallo che dalle camere andavano giù al grande salone con caminetto acceso e bar fornitissimo : insomma cinque stelle .   Cenavamo con piatti squisiti e bla bla bla . Il giorno dopo partiamo alla volta di Orta per un convegno letterario dello stesso tipo . Ci accompagnano in auto le due giovani e gentili organizzatrici : da Morgeux ad Orta : tre ore di macchina. E qui comincia un viaggio a ritroso nel tempo . Le ragazze erano giovani ,allegre , spiritose , profumate , ridevano… A metà viaggio eravamo diventati amici ; ci venivano battute spiritose una dietro l’altra . Una gita tra studenti . Eravamo tornati indietro di 40 anni , strana sensazione . Arriviamo ad Orta dove ci scaricano davanti all’albergo prenotato dalla nuova organizzatrice dell’evento cui avremmo partecipato da li a poco. Qui, a parte la brutta impressione che fa un alberghetto da due stelle dopo l’esagerazione stellata dell’hotel di Morgeux , ho avuto la netta sensazione che alle ragazze   le spiaceva dover tornare via subito , di separarci da noi . Solita malinconia dei saluti . Bene, neppure il tempo di sistemarci in due camere nello stesso corridoio e di andare al convegno. Tutto bene. Torniamo prima di sera all’albergo . Osservavo l’albergo e mi sembrava di essere già stato lì  , forse in un’altra epoca , un ritorno a 50 anni prima, quando tutti gli alberghetti erano così. Perfettamente conservato . Il bar triste , con bottiglie di liquori dimenticate  :( grigioverde , cedro , prugnò, stravecchio ecc.)ma in ordine ,tutte pulite , niente polvere . Mobilia vecchia , già vista mille volte . Aspetto Paolo giù in terrazza dove avremmo cenato. Scelgo un tavolo in fondo, vicino alla cucina . La terrazza è grande , scoperta , tranne dove mi sono seduto : sopra di me una tettoia di onduline verde ( in stile ). Il tavolo è di formica e così le sedie. La tovaglia bianca leggera . Al centro un otto appiattito con sale pepe e stecchini. Posate di alluminio leggero. Non c’è che dire 1960. Guardo davanti a me :la terrazza è circondata da una balaustra con qua e là vasi di cemento ammuffito con ortensie celesti, più in là un oleandro striminzito. La terrazza da su un declivio che scende dolcemente verso il lago. Tutt’intorno la cerchia oramai buia delle colline che circondano il lago fa un contrasto incredibile con il massiccio del Monterosa  che spunta lì dietro , immenso , con i suoi ghiacciai  dipinti di color rosa acceso dal sole che lassù sta tramontando. Un gran senso di pace . Arriva Paolo . Chiaccheravamo come due vecchi amici. Due che ne hanno viste di tutti i colori e che desiderano prendersi due ore di sospensione. Discorsi tranquilli , chiacchere insomma. Intorno una calma irreale . Non un rumore . No camion , no moto , no treni , nulla , solo una gran pace immobile. Ordiniamo la cena : un antipasto ,  io prendo dei gnocchetti allo zola poi scaloppine  , Paolo solo scaloppine. Arriva una tavolata di francesi , una decina in tutto , tra uomini e donne ; festeggiavano lì il 14 luglio ( presa della bastiglia ). Piccola borghesia di ferro , quella francese! Per fortuna poco rumorosi e distanti da noi una decina di metri. Più in là  due olandesi  con bambinetto biondissimo  nella carrozzina. In fondo alla terrazza , sul lato opposto a noi , una coppia di vecchi napoletani che enfatizzavano ogni cosa ad alta voce , ma erano lontani , abbastanza .L’antipasto servito in un piatto di plastica pitturato : due fette di prosciutto , sei di salame , pancetta , un pugno di cetriolini e cipolline sott’aceto. Povero, ma servito con garbo ed in sintonia col tavolo di formica e tutto il resto. Gnocchetti discretamente insulsi . Scaloppine cucinate da una mano tirchia. Stranamente , ovunque avrei protestato o lasciato nel piatto , invece mi sembrava tutto buonissimo , prezioso . Non solo a me , perché vedevo che anche Paolo mangiava volentieri. Finito .

” A Pà , se la famo una briscola?”

” Ma saranno 40 anni che nun ce gioco più! ”

“Embè ?”

” E famola , daje ! ”

Così ci facciamo tre mani a 31 . Chi perde paga uno stavecchio.

” Ma che d’è? ‘mmazza !”

E’ buio. Il Monterosa si è spento completamente. Decidiamo di andare a letto che domani si ricomincia . Lui vola a Capetown in Sud Africa e io torno a Bologna. Solito corridoio ci salutiamo lì , Paolo si deve alzare due ore prima di me.

Adesso , dopo due anni , ripensando alla cena ho capito che era ottima . Perché alle volte la dignità di una cosa mediocre e povera è superiore di molto ad un qualcosa di ottimo , di caro, in qualche modo volgare, come sono volgari i soldi. Se fossimo stati in un ambiente di lusso e avessimo mangiato una cena stellata , di certo non avremmo avuto quella serenità e pace  che la dignità dell’alberghetto con la sua cena di altri tempi ci aveva comunicato. Perché , spesso, il meglio è nemico del bene.

GNOCCHI  AL GORGONZOLA

Il famoso  formaggio erborinato ( viene forato varie volte durante la stagionatura ) nasce  nell’omonima cittadina , metà strada tra Milano e Bergamo circa, lungo il naviglio della Martesana. Ci sono alcune varietà : qui consiglio il gorgonzola di Novara che è dolce e cremoso.  Segue la ricetta semplicissima per due persone.   Ci vogliono 150 grammi  di  zola  novarese . 500 grammi di gnocchi di patate . Tagliate il formaggio a cubetti  fatelo scioglere in padella antiaderente a fuoco bassissimo , scolate gli gnocchi appena vengono a galla  e mischiateli dolcemente alla crema .Consiglio una spolverata di pepe . Qualcuno ci mette anche del parmigiano.

Nota :  i  lombardi  affettuosamente chiamano il gorgonzola ” Stracchin ” . La leggenda vuole che le vacche arrivate a Gorgonzola erano stanche ed hanno cagliato un latte “stracco”   cioè “ stanco ”  da cui ” Stracchin “

L’ULTIMO NATALE

27/08/2014

 

 

Le tre del mattino. Non riesco a dormire. Mi giro sul fianco sinistro e vedo che Anna dorme beata. Chissà cosa sogna. Scivolo fuori dal letto piano ed esco dalla stanza nel corridoio. Ora cominciate a vedere quello che succede al rallentatore…  Il corridoio della villa dei miei genitori era lungo circa dieci metri: a sinistra le stanze a destra i bagni. Passo davanti alla porta della stanza di mia figlia Chiara, la porta è socchiusa, infilo la testa e lei dorme beata (ha 12 anni). Proseguo lentamente fino alla porta della stanza di mia madre: non un suono neanche un respiro. Si vede che dorme beata col suo sonnifero. Vado oltre fino all’ingresso dove sulla sinistra attraverso una grande porta a vetri si accede al salone.

Qui è necessario usare  termini cinematografici perché vorrei che entraste con me in quel salone dove è successo tutto come nel film di  D. Lynch  “Mullholland drive”  tutto avveniva al rallentatore e immaginate di vedere un film con una ripresa in soggettiva, voi vedete quello che vedono i miei occhi e a me non mi vedete mai, in un certo senso siamo insieme nel salone. Entro e vado in fondo a destra, mi siedo lontano dal tavolo rotondo che è al centro della stanza in modo da avere la visuale completa del salone. Il silenzio è assoluto, giusto il crepitio molto sommesso delle ultime braci nel camino, sul lato opposto di dove mi trovo, che  qualche ora fa  imperversava con un fuoco assai potente. Comincio ad osservare che i mobili sono quasi tutti gli stessi di quando parecchi anni prima ero bambino, quindi vecchi amici, dal grande divano Frau in pelle rossa, alla sua relativa poltrona che rigirata a testa in giù diventava una sorta di capanna ( era uno dei giochi preferiti insieme con i miei due fratelli ), al lato del divano c’era un vero abete di Natale che ogni anno mia madre comprava e poi finito il Natale veniva piantato di nuovo in terra. L’albero splendeva nelle sue decine di lampadinette colorate, che ad intermittenza si accendevano e spegnevano, dando al salone una luce strana: non avevo acceso la luce. Ai suoi piedi i regali impacchettati .  Lentamente sempre al rallentatore lo sguardo mi vagava tra i mobili i quadri i libri e soprattuto tra i ricordi anche recenti. Sentivo una strana sensazione tra  pace e paura e poi rassegnazione, alternavo momenti, in cui il cuore era felice, pensavo che era bello avere i miei cari che dormivano di là, mio padre al piano di sopra, pensavo ai miei fratelli che sarebbero venuti domani mattina, a mia cugina Marisa a Roma a Ugo e Lalla anche loro a Roma insomma alla mia famiglia, a momenti in cui sapevo perfettamente che quella era l’ultima volta; in quella notte stavo entrando in un altra età e la luce ad intermittenza che lampeggiava al rallentatore mi stava trasportando nella paura di un epoca che sarebbe venuta, dove tutto sarebbe stato diverso. Mi resi conto mentre assaporavo la felicità della notte di Natale anche e contemporaneamente, che tutto era ‘perduto’ .Ci si rende conto della felicità quando essa è perduta, io la vivevo in quel momento ma era perduta per sempre.

Gli occhi vanno al tavolo . Era coperto da un panno quasi ottocentesco, pesante e arabescato, di colore mattone scuro. Quante cene attorno a lui! Solo tre ore fa eravamo tutti li in un casino di cena natalizia che solo noi potevamo fare. Ora era a riposo. Intanto la brace è quasi spenta . Dalla grande porta finestra dove si accedeva al giardino che dava sugli scogli e poi sul mare, occhieggiava il bosco di lecci, lo sguardo torna dentro. Mi prende freddo. Torno lentamente a letto e mi stringo alla mia Anna che continua a dormire beata.

Sarò stato più di un’ora nel salone e tutto mi è ancora vivissimo in mente: era la notte di Natale del 1992. L’anno seguente, dopo la morte di mia madre avvenuta in ottobre, sempre lì nel salone c’era un albero di Natale  di plastica, ma questa è un’altra storia.

 

Lombo di maiale al latte farcito di prugne ed aglio (per la notte di Natale)

un pezzo di lombo di circa tre kg

Un litro di latte intero

4  spicchi d’aglio puliti , 6  prugne secche della California, rosmarino , sale

pepe rosa , burro 125 gr.

In una ampia casseruola bassa  sciogliete il burro fino al color nocciola e adagiateci il lombo che avrete farcito, praticando dei tagli  profondi,  con l’aglio e le prugne. Rosolatelo per bene da tutte le parti  e poi aggiungete tutto il latte (circa un litro) fino a coprirlo, mettete in casseruola anche il ramo di rosmarino e le bacche di pepe rosa poi poco sale. Fatelo cuocere a fuoco bassissimo per due ore e mezza. Il latte farà una crema nocciola che  poi passerete al setaccio. Al momento di servirlo già tagliato a fette, gliela versate sopra. Attenzione a girarlo spessissimo altrimenti il lombo si attacca al tegame.

 

LE TAGLIATELLE DI ANTONIONI

6/05/2014

cantunzein 2Tarda mattina. Luglio 1965. Bassa ferrarese. Salutiamo Mario, Lodi, Tassi.

Mi fa salire sulla sua alfa gt 2000 bianca e andiamo a mangiare a Bologna : mi vuole conoscere perché forse farò il suo assistente nel prossimo film che sta preparando.

Antonioni guidava velocissimo. Come molti emiliani, persone pacate e  tranquille, quando salgono in auto  cambiano, diventano violenti, prepotenti, insofferenti e anche arroganti : così anche Michelangelo. Però guidava bene .

Dopo mezz’ora arriviamo a Bologna ed entriamo da porta Zamboni  fino a piazza Verdi . Allora si poteva andare in auto dapertutto ; c’erano circa 150.000 auto in tutta la provincia  (compresa Bologna).  Parcheggia davanti al “Cantunzein” il ristorante del momento – era famoso – e ci sediamo a tavola all’aperto.  Caldo afoso . Prosciutto e melone , poi tagliatelle al prosciutto . Vino bianco .

Una parola è poco , due sono troppe. Mi dava la sensazione che fosse giovane come me che avevo vent’anni  e invece lui  ne aveva quasi 50. Di cosa abbiamo parlato non mi ricordo però in compenso ho davanti agli occhi la sua espressione. Come molti ferraresi era asciutto , coriaceo, due profonde rughe di espressione dalle narici arrivavano giù agli angoli delle labbra, l’aria era severa ma quando sorrideva era dolcissimo , fanciullesco. Insomma una scorza dura per un’anima delicata. Naso aquilino, capelli di fil di ferro ritorti all’indietro ,  mi dice che farà il possibile per prendermi ma che la troupe è tutta inglese , non sa , ci prova .

Paga, risaliamo in macchina  e a velocità mi lascia in stazione, sarei tornato a Milano in treno. Ovvio , mi farà sapere.

Dunque il film era BLOW-UP  e non fui preso. Da lì  a poco il “Cantunzei” fu vittima di un esproprio proletario e fu devastato tanto che non aprì mai più. Anni dopo, a Roma , ho incontrato Antonioni , beh mi dice ridendo : ”Ma lo sai che quando ti ho lasciato a momenti crepo , ho fatto un incidente spaventoso…”

Alle volte così vanno le cose del mondo.

 

Ricetta delle tagliatelle al prosciutto per quattro persone

400 gr di tagliatelle all’uovo

100 gr di prosciutto dolce misto, grasso e magro, tagliato spesso e poi a dadini

una noce di burro, parmigiano sale e pepe.

Sciogliere in padella il burro con il prosciutto e lasciarlo giusto il tempo necessario per colorarsi. Versarci quindi le tagliatelle al dente e saltare con il parmigiano e una spruzzata di pepe. Ottimo anche con l’aggiunta di pisellini freschi.

 

PENSIERINO FOLGORE

3/02/2014

La  femmina a differenza del maschio  è  sufficiente  a se stessa  perché  LEI   è  la  Natura : porta la vita in se ; più  della natura  non c’è  nulla anche se  noi maschi  abbiamo fatto di tutto per sottometterla attraverso  guerre, costruzioni  di megacittà , e per fare  tutto questo abbiamo come scopo IL POTERE. In realtà  noi  dobbiamo solo impollinare la femmina , questo è il nostro vero compito  perché ripeto LA NATURA  vince su tutto ( ce ne stiamo accorgendo ) . E ‘  sempre la vecchia storia : è nato prima l’uovo  o  la gallina?  Un po’ come il  cacio sui maccheroni : i maccheroni sono  sufficenti a se stessi ma col cacio sopra sono un’altra cosa. ( Non spiego ,perché segreto , che cosè il cacio.

Così  stanno le cose ,oggi 3 febbraio 14